Taci anima mia.


Taci anima mia. Son questi i tristi giorni in cui senza volontà si vive,
i giorni dell'attesa disperata.
Come l'albero ignudo a mezzo inverno
che s'attriste nella deserta corte
io non credo di mettere più foglie
e dubito d'averle messe mai.
Andando per la strada così solo
tra la gente che m'urta e non mi vede
mi pare d'esser da me stesso assente.
E m'accalco ad udire dov'è ressa
sosto dalle vetrine abbarbagliato
e mi volto al frusciare d'ogni gonna.
Per la voce d'un cantastorie cieco
per l'improvviso lampo d'una nuca
mi sgocciolano dagli occhi sciocche lacrime
mi s'accendon negli occhi cupidigie.
Chè tutta la mia vita è nei miei occhi:
ogni cosa che passa la commuove
come debola vento un'acqua morta.

Io son come uno specchio rassegnato
che riflette ogni cosa per la via.
In me stesso non guardo perché nulla
vi troverei...

E, venuta la sera, nel mio letto
mi stendo lungo come in una bara.

Camillo Sbarbaro.


Sulla scia leopardiana, un pargolo montaliano incontrato nei gusti di un amico.


giovedì 20 maggio 2010

4 responses to Taci anima mia.

  1. Anonimo says:

    iuygduyawg
    g. del savio

  2. Padre, questo sì che è un bel commento!!! Grazie!!

  3. franco says:

    Sono d'accordo con tuo padre... A parole così perfette, noi possiamo rispondere solo versi inarticolati...

  4. ndr says:

    (-:
    E però, e però, quanto è più "bella" e necessaria, questa poesia, se letta insieme a tutte le altre di quel libro. Che ci insegnano le singole poesie, e sì, certo "belle", ma da sole è come vedere una stella, e non la costellazione di cui fanno parte. Vero anche che alcune perdono meno di altre, da sole. E però. Quanto conta il contesto. In Sbarbaro, ecco, per me, molto. Quasi un romanzo in versi. E qui mi fermo.
    Ciao.