Nulla è destino, tutto è destinazione.

Nel primo giorno di sole dopo un mese di pioggia, sul marciapiede di via Po, nella tua città, nella tua immensa e disordinata casa, ciascuna di noi si è avviata verso la propria destinazione. Ho creduto di vederti girare lo sguardo verso di me, ma non so se tu l’abbia davvero fatto oppure se tu abbia preferito guardare simbolicamente in una direzione diversa dalla mia. Io devo confessare di aver lanciato di sbieco uno sguardo indulgente al pullman, l'ho guardato come per vederti anche se in realtà ho incontrato i riflessi dei vetri. Credo comunque che in un modo un po’ fuori dal comune che ci è sempre appartenuto, un modo che fa a meno anche degli occhi, ci siamo viste sorridere.

Io, da parte mia, guardavo con grandissima nostalgia - ma d'onor e dignità di causa - ad un pezzo di me che se andava, lo cercavo da qualche parte nell’aria che stava tra me e te, quasi a rassicurarmi che fosse giunto a destinazione e non stesse lì da qualche parte a fluttuare su direzioni errate. Si è staccato da me proprio mentre mi hai guardato con la tua solita espressione, quella che ti richiede di inclinare la testa da un lato, mentre alzavi un piede per salire sul 13.

Spero in fin dei conti che ti sia giunto, sarebbe un peccato se fosse finito nel vento chissà dove, un peccato nel caso andasse sprecato. Ci ho messo dell’impegno nel cercare di fartelo giungere al meglio. Ho iniziato a privarmene quando ci siamo sedute al caffè e poi ho continuato con piacere, controllando che in effetti volesse proprio venire con te e non rimanere ancora un po’ sulle sue. Proprio un pezzo di Michela, come un pezzo di carne, tipo un arto. Non un pezzo poetico di me, non un pezzo di cuore, anima, spirito o cazzate varie. No, se n’è andato proprio un pezzo di me simile ad un braccio, un pezzo di me che utilizzavo quotidianamente come strumento per affrontare la realtà, che usavo senza pensarci, come fosse ovvio esserne dotati, senza accorgermene quasi. Nelle tue tasche, o forse nella tua borsa, o sotto un’ascella, magari dentro un calzino, si è infilata una parte di me che ora possiedi tu. Non preoccuparti, nessun disturbo: ho sperato accadesse, ho sperato di riuscirci, non è un furto! Io sono felice di dovermene trovare un altro in sostituzione, è giusto così.

Peccato che forse fosse un pezzo un po’ usurato, forse un pezzo a cui fare manutenzione, e ti chiedo scusa se per caso non ti è giunto al massimo della forma ma questo significa che, tutt’al più, potrebbe solo migliorarsi nel tempo. Era una parte che doveva appartenere a te, è nata per essere tua e dunque è stato giusto che ti seguisse. In ogni caso oggi ho lasciato andare via qualcosa a cui ero molto affezionata. Sono felice però che tra le tante persone del mondo sia tu a custodirlo da oggi, e che sia tu a prendertene cura, e che sia tu, se vorrai, a mantenerlo in vita. Ma è proprio un regalo eh!, non è che poi me lo dovrai dare indietro. Usalo come preferisci, considera solo che è un pezzo unico. E’ un regalo forse un po’ premeditato, forse passato di moda, forse scontato perché, dopo tutto, sapevo che sarebbe toccato a te già dal primo giorno e dunque capirai cosa voglio dire, voglio dire che ormai è già un pezzo vecchio di quasi tre anni.

Tieni tu il mio sorriso migliore, ora è tuo; per le altre persone preferirò inventarne uno un po’ diverso.

lunedì 17 maggio 2010

11 responses to Nulla è destino, tutto è destinazione.

  1. Anonimo says:

    Non ci sono fini, ma ci sono inizi.

    Chiara :)

  2. Brava ragazza! Questo è lo spirito.

  3. pal says:

    bello inventarsi un sorriso diverso a seconda delle persone e delle circostanze, è un plasmarsi e un adattarsi..brava :-)
    ps: ho anche un altro blog oltre a quello che hai "scovato"...ventonelfuoco. baci!

  4. ndr says:

    Fin'ora, è un po' presto ok, hai scritto a, hai scritto per, in questi primi post. Questa è una cosa che mi piace, mi ci ritrovo. Altra cosa che mi piace, è che qui, a differenza di libero, è più facile commentare. (-: Poi, forse, non ci sono fini né inizi, ma solo trasformazioni. Trasformazioni a cui noi diamo senso nominandole. Va beh. Sul sorriso. Sul sorriso c'è una per me splendida poesia di William Blake (sono un po' fissato con certe sue poesie: quella di cui parlo adesso, e pure The mental traveller, e poi altre cose) che si intitola, appunto, The smile. E niente. Ciao.

  5. Sì, ho scritto "a" e ho scritto "per", e questo perchè avevo cose da dire "a" e "per" qualcuno. Poi andando avanti uno scrive principalmente "a" e "per" sè stesso. Spero sarò in grado di farlo. Blake piace molto anche a me, ma non conosco queste poesie che tu mi suggerisci, tant'è che andrò a dar loro un'occhiata. Ciao e grazie per la visita.

  6. ndr says:

    Io non lo so se, andando avanti, si scrive principalmente a e per se stessi. Per me, si scrive per chi legge.
    Di Blake, io ho "Visioni" (ed. Oscar Mondadori), una miscellanea di sue poesie e libri, tradotto da Ungaretti. Interessante.
    (-:

  7. Anche io ho Visioni... ma dire di averlo letto tutto non posso farlo! Controllerò :)

  8. Anonimo says:

    Un altro post meraviglioso: stavolta viene raccontato un episodio del vissuto di questa brillante scrittrice in erba, cui tutti noi facciamo i più sentiti auguri per un futuro radioso. Perché questo merita: un domani pieno di fama e successo. E noi un giorno potremo dire di avere avuto la fortuna di conoscerla (chi poi la conosce personalmente può ritenersi davvero privilegiato e baciato dalla sorte!).
    Ma veniamo al testo: accattivante, creativo, ma anche volubile e labile, a tratti metafisico e sicuramente sublime, etereo e paralizzante. C’è sempre quel “dico-non dico”, quel gioco di celesti e insondabili allusioni che mi piace da impazzire!! E’ lo stile di un’anima da una parte in pena per il perduto amore, dall’altra già proiettata verso una nuova dimensione, una nuova fase della vita. Ed è proprio in questa dicotomia passato-futuro che risiede la bellezza degli scritti della nostra Michela, che riesce tutte le volte a stregarci con le sue abilità innate, a farci quasi provare un’estasi mistica, a iniettarci nella mente il delirio, a fulminarci con siffatta grandezza suprema e onnipotente. Siamo tutti scioccati dalla potenza delle parole e dei pensieri di cui ci rende umilmente partecipi. Ti ringraziamo, Michela!

    Andrea Falconeri

  9. Andrea, Andrea... Sono senza parole. Ti ringrazio, adulatore :) La prefazione è tua!

  10. Anonimo says:

    Guarda che la mia non è adulazione, ma una forma di venerazione per la potenza dei tuoi pensieri e l'ampiezza delle tue vedute!

    Andrea Falconeri

  11. franco says:

    Quanta maturità in una roba così giovane...