Edifichiamo.

Saranno ormai lontane le nostre considerazioni odierne, saranno forse trascorsi anni da quel giorno in maggio in cui sedemmo in riva al Po a piangere e ridere d'amore e morte (e altre sciocchezze, mi piace dire). Domani saranno trascorse e non avranno lasciato traccia, eppure... Eppure abbiamo fermato il tempo, la pendola che oscilla tra dolore e noia ha saltato qualche battito mentre noi misuravamo il tempo con lo scorrere infinito delle onde infrante sulla riva.

Una vera amicizia trova i suoi presupposti in una certa affinità mentale e su una certa attitudine comune all'autodistruzione. Il secondo livello è quello dell'amicizia che salva dall'autodistruzione, l'amicizia che regala spazio all'interno del nulla che da soli abitiamo. Un po' come succede con le narrazioni rubate.
Ci troveremo a leggere poesie ad alta voce, decantare, sussurrare, urlare poesie. Straziarci il petto con sulla lingua una poesia troppo bella che la stessa voce la rovina. Leggere una poesia è salpare su una nave rubata. Nutrirsi di narrazione è costitutivo dell'uomo, il bambinetto vuole storie per essere in pace con il mondo, per fidarsi a tal punto da addormentarsi su di esso.
Ma creare... Ah, creare qualcosa che un altro avvertirà come sublime. Perché chi non ci conosce nella nostra banalità ci penserà esseri straodinari con coscienze enormemente dilatate. Chi non ci conosce ci immaginerà bellissimi, ci immaginerà importanti e spavaldi. Eppure noi che narriamo siamo qui oggi molto simili a ieri, sentendoci nessuno nella nostra casa in affitto, sentendoci transitori e minuscoli, per nulla spavaldi ma, anzi, terrorizzati dalla giovinezza che non dura se non una notte di sesso.
Narrare, e non essere narrati, significa edificare sulla Terra, significa edificare nella coscienza, edificare nella storia, costruirsi una casa in cui sentirsi padroni duraturi. Significa prendere il mare senza il furto del mezzo ma con i remi saldi nella mano. Significa creare il tempo e non essere da esso creati. Significa abitare il nulla e non essere riempiti (o forse svuotati) di nulla.
Significa sentirsi grandi, sentirsi irraggiungibili, intoccabili da umana sorte.

Illudiamoci amico mio, creiamo storie, narriamo, edifichiamo. Domani i nostri pensieri saranno già nell'oceano grande, pescati da un ragazzetto curioso o abbandonati su Atlantide.

giovedì 20 maggio 2010

2 responses to Edifichiamo.

  1. Anonimo says:

    Scusa ma sono troppo commosso per commentare adesso, perché so benissimo che ti riferisci a me...hai scritto una cosa che mi ha fatto piangere...e mi fa piangere copiosamente...

  2. ndr says:

    Critica: un po' con l'accento non si può vedere. (-:
    Riguardo il "creare", non sono d'accordo. Non si crea, piuttosto, si è dei messaggeri, un po' come Ermete. C'è un luogo delle storie a cui si attinge, secondo il proprio talento, ed a cui si dà voce, secondo la propria voce, la propria esperienza. Questo, ovvio, secondo me, che creare è un'illusione, narrare è squarciarne il velo per poter dirsi anche un semplice "ciao" con tutto il peso e la leggerezza della parola detta (in questo caso, appunto, "ciao").